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Ansia: un ‘emozione non facile da vivere positivamente: Scopriamo il perché?

L’ansia viene demonizzata dalla nostra società come un qualcosa di orribile che vorremmo eliminare immediatamente dalle nostre vite, uno stato d’animo negativo che dovremmo sempre evitare per i dolorosi sintomi fisiologici e per i limiti che pone alla nostra libertà.

Molti pazienti si presentano in studio chiedendomi esplicitamente di “togliergli” l’ansia. Vorrei avere qualche abilità magica ed avere il potere di cancellarla, da vera maga con una qualche manovra speciale, ma questo non è possibile.

L’ansia non si può eliminare, se proviamo ad eliminarla, al contrario, aumenta.

La buona notizia è che l’ansia si può imparare a gestire.

Sicuramente quando l’intensità di questa emozione si fa troppo intensa e quindi disfunzionale viviamo male e può risultare realmente fastidiosa, ma di ansia non si muore, ve lo assicuro.

L’ansia è un’emozione e come tale serve a darci delle informazioni su ciò che ci sta accadendo e su ciò che stiamo provando. Come tutte le emozioni può avere intensità differenti, ma nello specifico distinguiamo l’ansia funzionale da quella patologica.

 

L’ansia è un’emozione universale, naturale, orientata al futuro che proviamo tutti.

L’ansia funzionale ci permette di anticipare la percezione di un eventuale pericolo prima ancora che quest’ultimo sia chiaramente sopraggiunto preparando dunque l’organismo a superarlo.

Dinnanzi a questa percezione il nostro corpo mette in atto specifiche risposte fisiologiche che possono spingerci all’esplorazione della situazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata o all’evitamento e fuga.

La capacità di superare gli ostacoli con successo dipende dalla nostra capacità di sfruttare uno stato di ansia ottimale.

L’ansia funzionale, che possiamo avere prima di un esame o di un colloquio di lavoro, risulta positiva perché ci permette di aumentare la concentrazione, di prepararci al meglio per affrontare la prova in questione e per non sottovalutare i nostri obiettivi, ben gestita ci permette di adattarci e sopravvivere.

Quando l’ansia diventa disfunzionale significa che i sintomi hanno un’intensità eccessiva rispetto alla situazione problematica. L’ansia allora diventa ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni. L’ansia diventa stress e l’azione che genera su di noi non è più utile a scongiurare la minaccia, ma al contrario compromette seriamente la qualità di vita di una persona nelle diverse sfere di vita.

A differenza della paura in cui la minaccia è reale, concreta e presente in quel momento, nell’ansia la minaccia è una preoccupazione futura, solitamente catastrofica o terrifica.

In entrambe le emozioni l’attivazione fisiologica è la stessa.

Nella paura il collegamento tra la minaccia e la nostra reazione è immediato e lo giustifichiamo, quando provo ansia invece, sintomi fastidiosi quali tremori, battito cardiaco accelerato, iperventilazione, dolore al petto, etc. (sono solo alcuni sintomi possibili) tipici dell’attivazione fisiologica, non venendo connessi nell’immediato ad una preoccupazione o ad un pensiero negativo o non venendo riconosciuti come sintomi ansiosi creano in noi una fortissima angoscia.

 

 

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura.”

Jack Canfield

 

 

 

 

Il primo step per affrontare l’ansia è imparare come funziona la nostra e come si esprime sintomatologicamente.

In terapia, la cognitivo-comportamentale nello specifico, poi esistono interventi mirati sia di tipo comportamentale come le tecniche di rilassamento, che cognitivi come la ristrutturazione cognitiva, risultanti molto efficaci rispetto ai disturbi d’ansia, che insieme al conoscerne il funzionamento permettono di ottenere ottimi risultati.

Personalmente posso affermare che questi interventi insieme permettono di ridurre l’ansia in breve tempo. Ovviamente ogni paziente è un caso a sé quindi il terapeuta studierà interventi su misura, quelli che si ritengono maggiormente efficaci per quella persona.

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