In Danimarca i bambini vanno a lezione di empatia

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Empatia è la capacità di immedesimarsi nello stato d’animo dell’altro, di “mettersi nei suoi panni”. E’ un’abilità cruciale tra le persone, soprattutto nei rapporti di lavoro e di coppia. Si dovrebbe imparare ad essere empatici da piccoli: alcuni, però, pensano che i bambini stiano perdendo questa capacità, con il risultato che saranno meno felici da adulti.

Più narcisismo, meno empatia

Uno studio dell’Università del Michigan svolto su circa 14 mila studenti universitari ha evidenziato come i ragazzi di oggi hanno circa il 40% di empatia in meno rispetto degli universitari degli anni ’80 e ’90, con un considerevole aumento di disturbi mentali e depressione. Alcuni credono che questo dipenda dal fatto che la società sia diventata molto più narcisistica di quanto non lo fosse 30 anni fa. Un esempio opposto viene dal nord, dalla terra con gli abitanti più felici del mondo, stando al “World happiness report 2016”. In Danimarca l’empatia viene insegnata nelle scuole obbligatoriamente un’ora alla settimana, dai 6 ai 16 anni. La chiamano “Klassens Tid” cioè “l’ora di classe”. 

Sappiamo che nelle scuole danesi l’empatia e le emozioni sono materia scolastica. In Italia esiste qualcosa del genere?


Sì, anche in Italia esistono sperimentazioni di questo genere ma non così su vasta scala come in Danimarca. Da noi si tratta più che altro di realtà isolate e legate alla lungimiranza dei dirigenti scolastici. Io negli anni ho seguito e ispirato vari progetti nelle scuole. Anche l’Istituto superiore di Sanità se n’era interessato e aveva finanziato una ricerca su questo.

Ci può dare una misura della diffusione di questi progetti in Italia?


Io formo circa cinquecento insegnanti l’anno sulle tematiche dell’Educazione razionale emotiva. Di recente sono andato anche in Abruzzo, dove hanno avuto problemi di resilienza coi bambini e, attualmente, sto seguendo un progetto a Pordenone legato a una rete internazionale sponsorizzata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Come mai in Danimarca la situazione è così differente dalla nostra?


In Danimarca c’è un retroterra culturale diverso, molto ricettivo. Da loro non c’è un clima politico e culturale così caotico e selvaggio come da noi e hanno molto più senso civico. Perciò lì c’è terreno fertile per certe cose. Qui da noi, specialmente in certi contesti, per esempio al Sud, esistono problematiche sociali ben più impellenti da risolvere. Questo è un lusso che si possono permettere solo società più evolute.

Gli insegnanti come applicano in classe le procedure dell’Educazione razionale emotiva?


Attraverso percorsi mirati o applicandola alle varie discipline. Per esempio l’insegnante di lettere può aiutare i ragazzi a espandere il loro vocabolario emotivo; l’insegnante di scienze può spiegare quali sono i segnali fisici che il nostro corpo ci trasmette quando proviamo certe emozioni; quello di studi sociali può parlare del controllo della rabbia nell’interazione. Ci sono varie possibilità di introdurre nell’ambito delle discipline curriculari argomenti che riguardano l’Educazione razionale emotiva, però alla base ci dovrebbe essere un percorso strutturato che richiede diverse settimane. Se poi si vogliono fare le cose in modo completo, il percorso andrebbe ripetuto per tre anni consecutivi, perché, come qualsiasi nuova competenza anche questa richiede una reiterazione per essere consolidata.

Chi parla non è intimorito perché si sente parte di una comunità, non è solo.

È davvero così importante imparare a essere empatici?


La mancanza di empatia deriva da una visione negativa della realtà. Chi non prova empatia ha delle modalità di pensiero distruttive nei confronti dell’altro, per questo è incapace di provare e sentire quello che l’altro può provare. Però, attenzione, identificarsi con l’altro non è sempre utile perché può togliere le energie per aiutarlo. All’empatia deve unirsi la compassione che significa proprio “soffrire con l’altro” per aiutarlo a superare la sofferenza stessa.

Tutti possono imparare a essere più empatici e compassionevoli?


I fattori in gioco sono sia temperamentali che ambientali. Certe persone hanno una maggiore predisposizione all’empatia e quindi faticano meno ad apprenderla e applicarla, chi è meno predisposto dovrà impegnarsi di più, ma tutti possono migliorare.

Nelle scuole danesi un’ora alla settimana si insegna l’empatia. Per avere adulti più felici

 

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